Festa della mamma


Non resisto e sottopongo anche io la Guerrigliera (5 anni) al test che leggo in questo divertente post di Luana. Ne esce uno spaccato piuttosto inquietante (quello che mi merito, mi sa)

Dimmi una cosa che Mamma ti dice sempre

Di non sporcarmi con il fango.

Che cosa rende felice Mamma?

Dormire.

Che cosa rende triste Mamma?

Non lo so.

Cosa fa ridere Mamma?

Le cose delle sue amiche (le battute che leggo su Facebook).

[La domanda prevista era in realtà: Come ti fa ridere Mamma? La Guerrigliera, interpellata su questo argomento ulteriore ha sogghignato e ha detto testualmente: "E' una lunga storia". Rassegnatevi.]

Com’era Mamma quando era una bambina?

Con i capelli marroni.

Quanti anni ha Mamma e quando è nata?

20 anni ed è nata a settembre (per la cronaca, ne ho 39 e sono nata a dicembre).

Qual è la cosa che Mamma preferisce fare?

Chiacchierare.

Che cosa fa la Mamma quando tu non ci sei?

Va al lavoro.

Se Mamma diventasse famosa, per cosa lo sarebbe?

Per il regalino della mamma che le ho fatto.

Che cosa Mamma sa fare molto bene?

Yoga

Che cosa Mamma non sa fare bene?

Il granchio (la posizione del)

Che lavoro fa Mamma?

Scrive.

Qual è il cibo preferito di Mamma?

Le verdure.

Che cosa ti rende fiero di Mamma?

Che la amo

Se Mamma fosse un personaggio di un cartone o di un film, chi sarebbe?

Una principessa

Che cosa fai insieme a Mamma?

I record. (Questa necessita spiegazione: la mattina, quando siamo in ritardo, per spronarla a vestirsi in fretta le dico di stabilire un nuovo record…)

Come sei simile a Mamma?

Non lo so.

Come sei diverso da Mamma?

Io ho la pelle scura e lei chiara.

Come sai che Mamma ti vuole bene?

Mi abbraccia sempre e io divento una schiava (????).

Qual è il posto preferito di Mamma? 

Il letto.

Buona festa della mamma anche a voi!

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Sì sì, no no


C’è un poeta che più che ogni altro mi è caro. Si tratta di Konstantinos Kavafis. E’ comparso nella mia vita all’improvviso, misteriosamente come un amico specialissimo che mi ha regalato le sue poesie, prima di sparire in un’altra dimensione. Come lui, ha saputo stabilire con me una vicinanza difficile da razionalizzare. Però siccome le poesie da allora le ho sempre avute con me (a differenza dell’amico), le ho potute usare come lente per leggere alcuni passaggi della mia vita e della vita della mia anima. Mi piace anzi pensare che per questo mi siano state regalate.

Questo è un periodo di dubbi, di scelte e di non scelte. Ieri sera, improvvisamente, mi sono tornati in mente questi versi.

Arriva per taluni un giorno, un’ora
in cui devono dire il grande Sì
o il grande No. Subito appare chi
ha pronto il Sì: lo dice e sale ancora

nella propria certezza e nella stima.
Chi negò non si pente. Ancora no,
se richiesto, direbbe. Eppure il No,
il giusto No, per sempre lo rovina.

Mi fa sempre pensare, questo “giusto No”.  Può essere giusta una scelta che rovina per sempre? Giusta rispetto a cosa? Giusta moralmente? Ma non sembrerebbe neppure questo. Chi sente di essere nel giusto moralmente mi sembra di riconoscerlo nella descrizione di chi dice Sì, forte della “propria certezza” e della “stima” altrui. Oggi, per la prima volta, mi pare di capire che il No non è dettato dalla legge, dalla morale, dal bene più alto. Non è il No di Antigone. E’ piuttosto il No di chi è conscio dei propri limiti, che non riesce nemmeno a spiegarli e che si lascia guidare da altro (non sa nemmeno lui bene cosa). Non se ne pente, ma è indubbiamente una scelta più difficile.

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Il gioco del telefono


Ricordo che una volta il mio professore all’Università raccontava che secondo lui ascoltare le conversazioni in tram era la prova provata che se non si conosce il contesto non c’è possibilità di decifrare alcunché di senso compiuto. La cosa mi è sempre parsa bizzarra, visto che lui di mestiere decifrava epigrafi frammentarie in lingue morte e pressoché sconosciute. Ricordo anche di aver pensato che la mia impressione era piuttosto l’opposto. A me le conversazioni in autobus apparivano il più delle volte autoesplicative, tanto facevano riferimento a situazioni standard che tutti abbiamo ben presente: lui, lei, l’altra, il capo, la madre, il marito, la prof…

Chi aveva ragione? Non saprei. A volte, per quanto possa sembrare insensato, me lo chiedo ancora. Me lo chiedo oggi ancor di più a proposito delle conversazioni sui social network. Non tanto le chat con  chi si conosce, ma l’ultima tendenza in cui sono stata travolta, i gruppi segreti (o al limite solo chiusi). Lì la difficoltà di decifrazione è massima, visto che non si conoscono tutti i componenti e talora si ha anche la pretesa di lanciarsi in conversazioni “di sostanza”. Allora serve un atto di fede: da i post da me scritti, letti in un ordine quasi impossibile per me da prevedere, i miei interlocutori riusciranno a seguire il senso di cosa intendevo (e viceversa). Considerando, peraltro, che manca tutto: il contesto, il tono di voce, il body language, spesso persino la conoscenza previa dell’interlocutore.

Mi rendo conto che tutti argomentiamo per allusioni (a letture, a esperienze pregresse, a convinzioni già condivise in passato). E’ certamente vero che con un po’ di prontezza e una media intelligenza si riesce a condurre conversazioni potenzialmente interessanti. Ma, fuori da scambi di informazioni neutre o tecniche e di battute di spirito, il più resta nell’ombra dell’indecifrabile. Magari il mio professore non aveva tutti i torti.

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Quattro desideri per una figlia femmina


Meryem, è un’epoca difficile per noi donne. Come sempre, più di sempre. La prima causa di morte per una donna in età fertile è l’omicidio. Femminicidio, lo chiamano. Nell’abisso di impotenza che ogni genitore prova davanti a questi temi, sono giorni che penso che qualcosa, come madre, mi devo impegnare a farla. Non posso proteggerti dagli altri, probabilmente non posso proteggerti neanche da te stessa e dalle eventuali scelte sbagliate che, se mi assomigli almeno un po’, farai in buona fede. Ma l’amore per te stessa, quello che passa attraverso i piccoli gesti quotidiani, quello almeno ci voglio provare a insegnartelo.

Sono giorni tutti in salita anche per me, come donna. Ripenso al passato e vedo cose difficili da raccontarti, pezzi della mia storia che probabilmente tu non conoscerai fino in fondo. Ma se potessi convocare qui delle fate, come sulla culla della futura Bella Addormentata, e formulare dei desideri, sarebbero questi quattro.

1) Che Meryem non consideri mai un privilegio avere un rapporto speciale un uomo che dovrebbe essere un educatore, una guida, un maestro. Che nulla, né la stima, né l’ammirazione, né la soggezione, la possano indurre a fare sconti davanti a comportamenti inopportuni.

2) Che Meryem non si senta mai in dovere di autorizzare un uomo a non offrirle nulla di impegnativo, pur di avere le sue attenzioni. Che non si presti mai ad alimentare alibi per chi vuole solo prendere, senza condividere nulla di sé.

3) Che Meryem non debba mai aver paura di eccellere, di esprimersi, di coltivarsi e di essere ammirata solo perché chi le sta accanto potrebbe sentirsi messo in ombra.

4) Che Meryem non si faccia mai convincere di non meritare, per mancanze di qualunque genere,  tutto il rispetto, l’affetto, l’amore, il sostegno che aiutano un essere umano nel percorso difficile della felicità quotidiana.

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Verde come il teatro


Il blogger navigato si riconosce dall’autocontrollo. Stavo per scrivere un post talmente grondante banalità e autocommiserazione che avrebbe probabilmente fatto scattare l’antignolla di cui tutti i browser sono dotati, con il risultato di disconnettere da internet all’istante tutti i miei pochi lettori. Dunque vi darò prova di grande responsabilità, ripiegando su un post di servizio mammesco, che fa sempre brodo.

Oggi parliamo di teatro e, in particolare, di Teatro Verde. Abbiamo la fortuna di averlo molto vicino casa e, già dall’anno scorso, io e Meryem abbiamo assistito a svariate rappresentazioni. Quest’anno abbiamo optato per la formula dell’abbonamento (5 spettacoli a 40 euro anziché 50): in realtà alla fine abbiamo usato solo 4 ingressi, ma siamo riusciti facilmente a rivendere a un altro padre in fila l’ingresso mancante, cosicché siamo rientrati della spesa. L’abbonamento dà diritto alla prenotazione telefonica del posto, con la possibilità di non arrivare con mezzora d’anticipo. Lo spettacolo è alle 17 e, la domenica, anche alle 11. Va segnalato che un’ora prima gli attori del teatro a turno intrattengono i bambini con una lettura a voce alta di libri, molto ben fatta. Tra l’altro al teatro c’è una biblioteca, aperta il sabato e la domenica dalle 11 alle 16.

Il Teatro Verde organizza anche cicli di spettacoli gratuiti (solitamente con burattini) qua e là per la città, di domenica mattina: noi siamo andati a quelli a Villa Pamphili, vicino al Vivibistrò (ripresi anche quest’anno) e a quelli invernali presso il teatro della Parrocchia di S. Pancrazio. Le sere d’estate ci sono le rassegne a Villa Pamphili del teatro dei ragazzi (sempre ingresso gratuito), vicino alla Casa dei Teatri.

Ciò detto, vorrei menzionarvi i tre spettacoli più belli che abbiamo visto in questi due anni. Due fanno parte del repertorio storico del Teatro Verde, uno invece è della compagnia il Baule Volante. Giusto qualche commentino e l’apposito link, in modo che semmai potete approfittarne anche voi. In ordine di gradimento.

Scope, stregoni e magiche pozioni. Che dire? Un gioiellino. Avvincente, ironico, coinvolgente, bellissimo anche esteticamente, pieno di trovate sceniche e di idee non ovvie. Musiche molto graziose. Vi segnalo che è anche un libro/copione con CD, un regalo perfetto.

Il sogno di tartaruga. Pluripremiato, assolutamente a ragione. Un’esperienza magica, un pezzo di bravura, nonché uno dei (rari) casi in cui l’intercultura non sa di artificioso, neanche minimamente. Non trascurabile l’aspetto musicale e la possibilità di visionare da vicino gli strumenti, dopo lo spettacolo.

I cavalieri della favola gioconda. Il marchio di fabbrica si riconosce. Coinvolgente, intelligente, spiritoso e con un bel messaggio, pensato e azzeccato. Anch’esso è un’audiofavola e anche in questo caso le canzoni sono all’altezza.

Sono stata brava? Nemmeno una lagna. E sì che avrei un potenziale in grado di fare secco da sola un drago volante…

P.S. No, non è un post sponsorizzato. Magari. Però è il secondo anno che io e Meryem partecipiamo fedelmente alla giuria dei bambini, compilando le schede gialle di gradimento alla fine di ciascuno spettacolo. Chissà che un giorno la mitica borsa di studio da 500 euro messa in palio ogni anno non tocchi a noi…

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Dilemmi giuridici al Palatino


Oggi, alla biglietteria del Palatino, mi è successo un fatto curioso, che mi ha messo – come si suol dire – la pulce nell’orecchio. Chiedevo un biglietto intero per me e uno gratuito, per Meryem (in quanto minore di 18 anni). “Posso vedere un suo documento?” “Suo di chi? Della bambina?” “No, signora. Suo”. “Certo. Posso sapere perché?” (non penserà mica che abbia meno di 18 anni anche io?). “Certo. Devo solo verificare la sua nazionalità”. Vedendomi allibita continua: “I minori entrano gratis solo se sono cittadini dell’Unione Europea”. Sarebbe interessante capire quale nazionalità mi aveva attribuito la signorina (non c’era neanche Nizam). Ma poi le rotelline del mio cervello hanno continuato a girare. E quindi? Un bambino extracomunitario, quale che sia la sua età, paga intero?

Non so se l’intento sia quello di spennare il turista americano e giapponese o, forse, di scoraggiare eccessive marmaglie di ragazzini (ma perché solo gli extracomunitari). Ame il pensiero è andato immediatamente ai tanti cittadini di Paesi terzi che risiedono in Italia senza esserne cittadini. I loro figli vanno a scuola, talora sono nati qui. Perché mai dovrebbero essere discriminati rispetto ai coetanei italiani, proprio nell’accesso ai siti archeologici e ai luoghi di cultura? Mi pareva una discriminazione bella e buona.

Stasera ho approfondito la questione e credo di poter dire che le spiegazioni della signorina in biglietteria erano un po’ sbrigative. Vi offro quindi un piccolo compendio di cosa prescrivono in questo senso i regolamenti dei siti romani (hai visto mai che veniate in gita a Roma con un gruppo di bimbi sudanesi….). Intanto vanno distinti i musei e siti archeologici del Comune da quelli dello Stato. I primi (ad es.: Musei Capitolini, Ara Pacis, Mercati di Traiano, MACRO…) prevedono che sotto i 6 anni tutti entrino gratis e che tra i 6 e i 18 (e sopra i 65) la gratuità sia limitata ai residenti del Comune di Roma. Questa limitazione, a guardar bene, è di fatto più democratica, perché distingue turista occasonale da residente, ma non discrimina in base alla cittadinanza: lo studente delle elementari egiziano usufruirebbe tranquillamente della gratuità. Invece i siti statali (dall’Appia Antica, al Colosseo, dai Fori alla Galleria Borghese…) prevedono appunto la gratuità da 0 a 18 (e sopra i 65) per i cittadini europei. Ma attenzione: la stessa gratuità vale per i cittadini di Paesi non comunitari a “condizione di reciprocità. E che vuol dire? L’allegato del sito Roma Pass comprende solo quattro Paesi che rientrano in tale fattispecie e, precisamente: Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda. Però secondo il sito del Ministero degli Affari Esteri ci sono dei casi in cui non è necessario verificare le condizioni di reciprocità:

In base al Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 [che poi altro non è che il Testo Unico sull'Immigrazione] sono parificati ai cittadini italiani e, dunque, dispensati dalla verifica della condizione di reciprocità:

  • i cittadini (persone fisiche o giuridiche) degli Stati membri dell’UE nonché i cittadini dei Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia); [e fin qui ci siamo]
  • i cittadini extracomunitari che soggiornino in territorio italiano e siano titolari della carta di soggiorno o di un regolare permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, di lavoro autonomo, per l’esercizio di un’impresa individuale, per motivi di famiglia, per motivi umanitari e per motivi di studio;
  • gli apolidi residenti in Italia da almeno 3 anni;
  • i rifugiati residenti da almeno 3 anni. 
A parte la bizzarria della residenza minima di tre anni per i rifugiati, che parrebbe stranamente penalizzarli rispetto ai migranti economici, il mio “problema” – se l’interpretazione fosse questa – parrebbe superato:  i figli minori di un cittadino extracomunitario regolarmente residente non dovrebbero avere problemi in biglietteria. Speriamo solo che tutti i bigliettai lo sappiano…
P.S. Che poi queste magari vi sembrano e sono minuzie. Però vi segnalo che oggi e domani (6-7 maggio) ben più clamorosa sarà l’esclusione. Per le elezioni amministrative in molti comuni italiani non tutti possono votare.
Sono i 3.235.497 cittadini stranieri non comunitari, pari al 5,3% della popolazione, che risiedono stabilmente nel nostro paese ma non sono rappresentati nelle giunte locali che governano le città nelle quali vivono, studiano, lavorano contribuendo al loro sviluppo economico e sociale: sono infatti ancora prive del diritto di voto amministrativo. Su questo vi invito a seguire la Campagna nazionale “L’Italia sono anche io”, che ha già presentato in Parlamento una proposta di legge di riforma della cittadinanza supportata da 200 mila firme…
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Un incontro felice


Stamattina presto è nato il secondo nipotino di tata Silvana: inizia quindi una settimana di arrangiamenti, compromessi e soluzioni di fortuna, in attesa del suo ritorno. La manovra di emergenza prevede la temporanea soppressione di attività sportive di Meryem e mie (troppo complicato) e un certo spirito di adattamento. Oggi per la ripresa da scuola è subentrata zia Vittoria, di ritorno in volata dalla ridente località dei Castelli Romani dove lavora. Il pomeriggio ci ha comunque poi portato, brevemente, alla biblioteca Marconi, dove abbiamo fatto in tempo a leggiucchiare qualche libro.

Ci tengo assolutamente a segnalarvi questo. Geniale, nella sua semplicità. Interattivo nel senso più proprio del termine. Io e Meryem ci siamo divertite come pazze. E io poi, per tutto il pomeriggio, ho pensato a quanto le cose semplici siano davvero piene di ricchezza. Come un’idea di fantasia purissima sia ancora più potente di sofisticatissimi 3D. Certo, non è da tutti. Questo è davvero un gioiellino, di quelli che ti fa pensare: ma come mai non ci aveva ancora pensato nessuno? Insomma, un modesto, economico colpo di genio. Ve lo raccomando.

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